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National Medal of Arts alla Napalm Girl di Nick Ut

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Se sei un teenager, in qualsiasi parte del mondo, dovresti pensare a studiare, inseguire ragazze e combinare qualche fesseria con gli amici, magari dopo qualche birra di troppo. E’ fisiologico, naturale. E’ la nostra evoluzione personale lungo la strada per diventare adulti. Si fanno un sacco di errori da ragazzi e questo è il bello, sono gli errori che fanno crescere così come le scoppole che una volta si prendevano, prima che diventasse tutto ovattato dall’idealismo degli ultimi anni che ha farcito teste co tanti bellissimi principi ma anche rammollito la spina dorsale al punto che non tollera più alcuna osservazione. Se sei un teeager però non te ne frega nulla, oggi come allora si va per la propria strada, dritti davanti a sé, per la serie “mondo, scansati”. E invece, a 19 anni, Nick Ut si trova a scansare bombe, quelle che gli USA lanciano in Vietnam . Nick ci è nato in Vietnam, a Long An , una provincia a sud, e da tre anni lavora per l’ Associated Press , agenzia prestigio

Grace Robertson (1930 – 2021), la pioniera del fotogiornalismo che si finse uomo.

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(Grace Robertson, 2009 - ph  Jim Holden/Rex) Nata a Manchester e figlia del noto giornalista della BBC Fyfe Robertson e della moglie Elizabeth, Grace ha usato lo stratagemma per imporsi.  Lo scenario è quello inglese del dopoguerra, un mix di distruzione e rinascita, di nuovi stili di vita, di voglia di agiatezze dopo gli anni bui del conflitto mondiale. In questo scenario, documentare la ripresa era un imperativo, c’era fame di luce e felicità, ma questo era riservato agli uomini, il lavoro del reporter si intende. Tre cose si potevano fare invece se eri una donna, all’epoca. L’insegnante, l’infermiera o la segretaria. E di certo qui le opportunità non mancavano, al contrario di oggi. Gran parte d’Europa era stata aiutata finanziariamente, una infinità di nuove aziende stavano nascendo (anche da noi), nuove strutture, nuove scuole, nuovi ospedali. Era il moderno che avanzava. Ancora oggi, il nostro benessere, affonda le radici in quegli anni.  Perché quindi andarsi a complicare la vit

"Ci sarebbe Silke se vuoi..."

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Gli shooting non vanno mai come previsto. O non vanno come previsto, o filo tutto liscio come sui binari ma accade raramente. Forse sembra strano ma la fase che più mi piace è quella di preproduzione. Divido i servizi in tre parti, preproduzione, produzione e postproduzione. Cioè, non è che li divido io, si dividono così in genere. Magari con nomi diversi ma il senso è quello. C’è un mondo dove si decide tutto, uno dove si scatta e uno dove si rifinisce e si consegna, poi come chiamarli, vedete un po’ voi. Comunque, dicevo, la preproduzione è la fase che mi piace di più. Si ragiona sul concept, si trova la location e via dicendo. È una fase molto discorsiva e ragionata, dove i vari attori protagonisti mettono giù le loro idee. Alle volte non è facile perché comunque è difficile che convergano, anzi. Ma tant’è, fa parte del lavoro. Qui si decide anche con chi fotografare e fortunatamente posso contare su un paio di agenzie di Milano che cortesemente mi supportano. A scanso di equivoci è

The Anonymous Project: le raccolte fotografiche che salveranno la storia di ognuno di noi

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Era il 2017 ed una fredda mattina d’inverno, il regista Lee Shulman gira per le bancarelle vintage in allestimento lungo la via che costeggia il fiume della città e passa sbirciando tra vestiti usati, ammennicoli e scatole di legno e di latta. Nulla è vero fino a qui, tranne che nel 2017 Shulman passa davvero davanti ad una scatola. Questo lo incuriosisce, la apre e dentro scova delle diapositive, anonime, mute. Questo non importa a Lee, la prende e la porta a casa. Poche ore dopo è bello immaginarlo davanti ad una finestra, con una tazza di thè in una mano ed una manciata di quelle diapositive nell’altra che appoggia sul bordo e passa ad una ad una sul vetro per farsi raccontare i loro segreti. Ed ecco che qui avviene la magia. Lee trova il nulla ma che poi è il tutto. Non si sa chi le ha fatte, chi sono le persone immortalate. Non sono foto d’autore, non sono neppure fatte bene. Sono foto di storie, attimi di vite, momenti. Sono foto ricordi, di feste, di vacanze, di famiglie.

John Lennon: la foto insieme al suo omicida e quella dei suoi occhiali insanguinati

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(John Lennon e Mark Chapman - photo Paul Goresh) L’8 dicembre è una data iconica per gli appassionati di musica. E’ la data di nascita di Jim Morrison e Sinéad O'Connor ad esempio ma anche il giorno in cui Mark David Chapman fredda, con 4 colpi di calibro .38 sparati alle spalle, John Lennon , cantante e simbolo dei Beatles , la band che ha rivoluzionato per sempre la musica e lo stile. La storia è ultranota e ripresa in molti film e canzoni ma ci sono altre due vicende, non altrettanto conosciute ad alcuni, che riguardano l’allora aspirante fotografo Paul Goresh , la vittima e l’omicida da una parte e la compagna di Lennon, Yoko Ono , dall’altra, autori entrambi di due fotografie entrate nella storia e scattate a poche ore una dall’altra. Goresh infatti fu l’autore inconsapevole di quella che è ritenuta una delle ultime foto di Lennon, forse l’ultima in assoluto, e che lo ritrae insieme alla persona che da lì a poco l’avrebbe ammazzato. Questo fotoamatore è un fan di Lennon. Pr

Zendaya per Valentino: viva la Grande Bellezza

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Una bellezza vera, autentica, genuina ed indimenticabile. Ora attrice; prima cantante, ballerina e modella. L’americana è il nuovo volto scelto da Valentino e dal suo direttore creativo Pierpaolo Piccioli per rappresentare la maison in questo annus horribilis che grazie a dio volge al termine e che, si spera, sia l’apice del fondo che siamo andati a toccare, tutti, umanamente, socialmente, lavorativamente. E’ nata in California, sesta di cinque figli tutti maschi prima di lei, da mamma di origine tedesco-scozzesi e padre afroamericano. Piccioli ha detto che "È una giovane donna, forte e fiera che esprime sè stessa, i suoi valori e la generazione alla quale appartiene" e sicuramente rappresenta al meglio l’attuale canone di bellezza che, talvolta, rischia di essere perso o quanto meno stravolto. Questo è cambiato, e tanto, negli ultimi anni. L’irraggiungibile non c’è più, lo stereotipo di certe modelle è ormai fuori dal tempo. Tutto bello e giusto, perfetto, ma questo non

VIRUS: i non umani di Antoine d'Agata

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All’inizio arrivano come frustate, come sale su un taglio aperto. Poi credi di aver capito, di aver assimilato, ma ogni nuovo scatto ha l’effetto di acido negli occhi. Non sono uomini, sono spettri quelli. Esseri spogliati della loro umanità, spellati dell’estetica. (foto Antoine d'Agata/Magnum Photo – Parigi, 2020) Antoine d’Agata è forse il solo che ha fotografato questo maledetto virus guardandolo in faccia. Sono foto diverse, insolite, pazzesche. Non sono una ricerca estetica speciale, solo, spiega, un linguaggio per raccontare la realtà, per darle un senso. La prima volta che ha usato la termocamera è stato per fotografare alcune rituali di certe comunità religiose durante il terzo anniversario degli attacchi al Bataclan nel 2018, per Magnum Live Lab . (foto Antoine d'Agata/Magnum Photo – Parigi, 2020) Gli umani sono “ridotti” a calore, a bagliori piatti e senza forme ma solo con profili, pura essenza. Questo suo lavoro è partito dalla strada e ha raffigurato poliziotti, g